Vivacemente insieme

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mercoledì 5 novembre 2014

Creatività e plasticità neuronale


La creatività
Per creatività intendiamo la capacità, la abilità di inventare qualcosa o di scoprire strade nuove per arrivare a risultati diversi e imprevedibili. L’imprevedibilità delle nuove idee sta a indicare che esse non sono necessariamente il risultato di ragionamenti logici.
È un luogo comune vedere la creatività come un dono misterioso o una mera predisposizione genetica. Molti pensano, in modo categorico, che questa possa esserci o non esserci. Spesso, ci si abbandona di fronte al presupposto infondato di non possederla e tanto meno di poter riuscire a svilupparla.
Certamente c’è chi è più versatile, flessibile e predisposto ad  elaborare idee originali, ma la nostra mente può essere allenata affinché possa orientarsi al pensiero divergente (detto anche pensiero laterale), sviluppando le abilità dell’emisfero destro, anziché solo quelle legate al pensiero logico-razionale proprie dell’emisfero sinistro.

Pensiero divergente
Concedendo ampio spazio al pensiero divergente (quello che non fa uso della logica razionale) come in una sorta di brainstorming, ci abitueremo a lasciar fluire le nostre idee più liberamente. Poi, grazie all’emisfero destro potremo discernere, in modo più oggettivo e razionale, le idee più interessanti e realizzabili che si possono considerare veramente creative.
In definitiva, il pensiero creativo è la parte nobile del pensiero divergente.

Plasticità neuronale
Il cervello è l’organo più complesso e misterioso che si conosca; tuttavia si sa con certezza che alla base dell’apprendimento e della capacità di produrre nuove idee c’è la “plasticità neuronale”. Con questo termine si definisce l’abilità del cervello di plasmare se stesso attraverso il rimodellamento della rete delle sinapsi, cioè dei collegamenti fra i neuroni (le cellule del cervello).
Allenare la mente tenendola in esercizio significa consentire al cervello un costante rimodellamento per garantirne l’efficienza. È altresì importante sottolineare che il cervello, per essere “plastico”, deve trovarsi nella giusta condizione di equilibrio chimico affinché ci sia un efficiente scambio di informazioni fra i neuroni.

Condizioni di equilibrio - OMEOSTASI
La condizione di equilibrio si raggiunge attraverso i meccanismi di autoregolazione dell’omeostasi che riescono a funzionare bene solo in assenza di interferenze di sostanze esogene come droghe o pesanti  farmaci.
Gravi stati depressivi, uso di droghe e abuso di alcol, possono alterare la chimica del cervello, innescando situazioni in cui non solo vengono penalizzati i processi di apprendimento, memorizzazione, capacità di elaborare nuove idee, ma si può anche arrivare ad un ottundimento delle emozioni che modifica il nostro comportamento sociale, relegandoci in un stato di apatia e sofferenza.

Impedimenti e schemi fissi
L’ondata creativa è da considerarsi un vero e proprio flusso di idee che approdano alla mente scorrendo libere da impedimenti. Questi impedimenti possono essere dovuti a stati patologici di stress in cui la neurochimica del nostro organismo è alterata oppure a condizionamenti che innescano in noi determinati schemi fissi.
Quando nella quotidianità si incontrano parte di questi schemi, la superficie mnesica completa il resto, secondo il disegno che abbiamo in mente. Questo è un sistema di comunicazione a innesco o inerzia.
Tale sistema può essere molto utile in diverse situazioni, in quanto ci consente di individuare in anticipo pericoli, problemi o altro, ma in certi casi ci blocca in una sorta di schema rigido che ci inibisce nel comprendere o fronteggiare situazioni apparentemente o inizialmente simili, ma che poi si rivelano differenti e richiedono per la loro soluzione un approccio nuovo e creativo.

Educare al pensiero creativo
Educare al pensiero creativo significa guidare il bambino affinché sappia ridefinire i problemi (problem setting) e cercare nuove strategie per affrontarli (problem solving). Quindi non solo ragionare su schemi già appresi con il pensiero deduttivo, ma imparare a far uso in modo autonomo e spontaneo del pensiero esplorativo e produttivo.

Imparare e pensare
Pensare non è sempre naturale ed imparare non è pensare. Per pensare si intende una riflessione generativa. In tale ottica imparare è un processo meno attivo di pensare.
Noi abbiamo essenzialmente due forme di pensiero. C’è innanzi tutto il pensiero più semplice, che cerca di comprendere le cose, così come sono, facendo un semplice ragionamento che porta da A a B. Tale forma di pensiero (la più diffusa nelle situazioni scolastiche) si limita a scrutare la realtà e assorbirla. Ma, oggi, si tende a lasciare più spazio al pensiero produttivo in grado di muoversi da A a B con collegamenti (che fanno uso di mappe concettuali) non sempre evidenti e in grado di trarre conclusioni da osservazioni, meno ovvie, non individuate a prima vista.
© Rossana d'Ambrosio

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