Vivacemente insieme

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sabato 22 novembre 2014

L'utilità della febbre

Illustrazione di Pucci Violi
La febbre è un innalzamento della temperatura corporea sopra i livelli normali, intesi orientativamente da 36,1° a 37,1°C, a seconda del sistema di misurazione (temperatura ascellare, rettale, orale). Questa variazione fisiologica è di origine endogena e può comparire in numerose affezioni di differente natura e gravità; spesso è l’iniziale e unica manifestazione rilevabile di una malattia.
Diversi agenti eziologici causano l’attivazione dei macrofagi, scatenando nell’organismo umano un processo infiammatorio, che induce l’ipotalamo a programmare i meccanismi di produzione e di inibizione di dispersione di calore.

La febbre, in sé, non è una malattia, ma un meccanismo di difesa, comune a tutti gli uomini e agli animali superiori: serve a potenziare la risposta immunitaria e a rallentare la replicazione di batteri e virus. In un ambiente intorno ai 38,5°C, questi microrganismi hanno scarsa probabilità di sopravvivenza e le sostanze tossiche, che essi producono, vengono espulse dal corpo più velocemente.

Con l’aumento della temperatura endogena, mentre da un lato si incrementa l’afflusso di globuli bianchi nel sangue, necessari per la produzione di anticorpi, si riduce, per contro, il tasso di ferro, essenziale per lo sviluppo di gran parte dei batteri responsabili di infezioni. Nell’organismo in crisi avvengono perciò due azioni opposte, che collaborano con unico intento: l’avvio alla guarigione.

Il potere benefico della febbre ha tuttavia un costo che influisce sull’intero sistema organico: aumentano il metabolismo basale e la frequenza cardiaca, si alterano il metabolismo glucidico, lipidico e proteico e compaiono malessere generale, stanchezza e sonnolenza. La febbre, inoltre, può indurre disidratazione, soprattutto nei neonati.

Il decorso dell’episodio febbrile presenta una fase di ascesa, in cui si attivano dei meccanismi per aumentare la temperatura endogena: la vasocostrizione periferica riduce la termodispersione e questo spiega il pallore e la cute fredda del soggetto. L’attivazione della contrazione muscolare e il metabolismo accrescono la termogenesi. In questa fase il malato sente freddo e la sua risposta comportamentale al disagio è quella di coprirsi per trattenere il caldo. Quando la febbre sale rapidamente, compare il brivido e immediatamente l’aumento della temperatura si concentra all’interno dell’organismo.

Successivamente subentra un periodo, di durata variabile, in cui il livello di calore rimane stazionario, ma più elevato, mentre si mantiene l’ equilibrio tra termogenesi e termodispersione.

Nella defervescenza, la temperatura scende e si manifestano vasodilatazione cutanea e sudorazione. In questo modo, oltre a recuperare la stabilità del profilo termico, l’organismo elimina le sostanze di scarto.

Sopra i 41°C, misurati sulla pelle, la febbre può diventare pericolosa e, in alcuni individui, genera le convulsioni. Il 4% dei bambini, fra i sei mesi e i sei anni, ne sono colpiti quando la temperatura sale bruscamente oltre i 39°C.

Dopo i sei anni di età, la maturazione del cervello consente al bambino di superare la fase critica della febbre alta, anche se precedentemente si erano presentate convulsioni. In generale queste sono benigne; raramente si ripresentano o richiedono accertamenti specifici.

La febbre non è un processo che provoca danni o conseguenze neurologiche, neppure se è elevata; pertanto l’uso di antipiretici, alterando il decorso naturale della termoregolazione corporea, elimina il sintomo, ma limita la capacità di autoguarigione dell’organismo, allungando, in taluni casi, la durata della malattia.

Per i lattanti fino a un mese di vita o per i bambini, che hanno già presentato episodi di convulsioni febbrili, può essere necessario l’intervento farmacologico a piccolissime dosi, unicamente con il fine di tenere sotto controllo la temperatura, ma non di abbatterla.

L’utilità degli antibiotici, per favorire la veloce regressione della malattia, in realtà è limitatamente relativa all’infezione da alcuni ceppi batterici, in quanto, quelli che sono sopravissuti alla selezione naturale, hanno subito mutazioni e sono diventati resistenti. I batteri mutati si moltiplicano e colonizzano tutto il territorio disponibile. Alcuni di essi vivono nell’intestino e, una volta acquisita la resistenza, riescono a diffondere l’informazione ad altre specie, che andranno a complicare la patologia.

L’abuso di antibiotici può provocare tossicità, danneggiando organi e apparati del corpo umano e innescare reazioni allergiche frequenti e talvolta gravi. Questi farmaci inoltre incidono pesantemente sul bilancio delle risorse del Sistema Sanitario Nazionale e colpiscono anche le popolazioni batteriche utili, come quelle che rivestono le superfici dell’apparato digerente, respiratorio e la vagina.

Nell’ambito dell’utilizzo farmacologico, spesso a scopo preventivo e soprattutto contro l’insorgenza di malattie da raffreddamento, si assumono vitamine sintetiche, che nella loro composizione contengono veicoli “inerti” o potenzialmente dannosi come il talco, lo zucchero, i coloranti e gli additivi vari.

Ad alti dosaggi le vitamine diventano pericolose, ma è facile coprirne il nostro fabbisogno attraverso una dieta appropriata.

Con i rimedi naturali si consigliano il riposo a letto, il digiuno o il semidigiuno per organizzare le forze difensive dell’organismo, le contromisure per contenere i picchi di elevate temperature, come per esempio gli impacchi freddi ai polpacci o l’enteroclisma con infuso tiepido di camomilla e, a livello animico e spirituale, lo stesso calore affettivo di chi si prende cura del malato. Questi sono interventi che favoriscono la capacità di autoguarigione dell’individuo.

Parmenide, un illustre medico dell’antichità, pronunciò la seguente frase, la cui validità è confermata ancora oggi: “Datemi il potere di produrre la febbre e guarirò qualsiasi malattia!”. La febbre dunque costituisce un fattore necessario al ripristino dell’equilibrio, che è venuto meno nell’essere umano.

La presenza di febbre aiuta a manifestare l’organizzazione dell’Io, dedicata particolarmente all’organismo; dopo che si è ristabilito l’equilibrio, si nota nel bambino un cambiamento evidente nell’allungamento fisico e si osserva che l’espressione del suo viso e il comportamento sono mutati in meglio; ciò conferma il progressivo sviluppo della personalità, legato al fatto che una parte spirituale è discesa più profondamente nel suo essere.

© Luciana Cossa, naturopata infantile
luciana56.cossa@gmail.com

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