Vivacemente insieme

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venerdì 27 marzo 2015

Qual è la differenza tra comicità e umorismo?

Il riso ha una funzione importante e di questo ne ho parlato nei post precedenti, soffermandomi sulla liberazione delle endorfine che hanno importanti proprietà analgesiche e riequilibratrici dell’organismo.
La capacità di far ridere è un’arte tutt’altro che semplice. Ma quali sono i meccanismi che fanno scattare la risata? 
Innanzi tutto è importante effettuare una distinzione tra “comico” e “umoristico”.
“Comico” è tutto ciò che spinge al riso in modo immediato e spontaneo, in quanto la risata nasce dal fatto di cogliere, in una certa situazione, un contrasto rispetto alla normalità, una forma di rottura di schemi, un cambio di prospettiva. 
“Umoristico” è quanto spinge a un riso misto di riflessione ed empatia: si può dire che l’umorismo rappresenti una forma più sottile di comicità, basata sull’osservazione di aspetti insoliti e bizzarri della realtà che ne consentono una comprensione più profonda. 
Mentre la comicità è sempre espressione di gioia immediata e istintiva, nell’umorismo, invece, entra in gioco anche l’empatia per cui si può arrivare a provare una forma di tenerezza e malinconia per la persona o la situazione che in un primo momento ha suscitato in noi il riso. 

Luidi Pirandello
 Agrigento 1867- Roma 1936
Per capire meglio ciò, riporto un brano tratto da un celebre saggio di Pirandello:
“Vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti, tutti unti non si sa di quale orribile manteca, e poi goffamente imbellettata e parata di abiti giovanili. Mi metto a ridere.
Avverto che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una vecchia rispettabile signora dovrebbe essere. Posso così, a prima giunta e superficialmente, arrestarmi a questa impressione comica. Il comico è appunto un avvertimento del contrario. Ma se ora interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che quella vecchia signora non prova forse nessun piacere a pararsi
così, come un pappagallo, ma che forse ne soffre, e lo fa soltanto perché pietosamente si inganna che, parata così, nascondendo così le rughe e la canizie, riesca a trattenere a sé l’amore del marito molto più giovane di lei, ecco che io non posso più riderne come prima, perché appunto la riflessione, lavorando in me, mi ha fatto andar oltre a quel primo avvertimento, o piuttosto, più addentro: da quel primo avvertimento del contrario, mi ha fatto passare a questo sentimento del contrario. Ed è tutta qui la differenza tra il comico e l’umoristico.” 
(da Luigi Pirandello, “Saggio sull’Umorismo”, 1908).

Quello che Pirandello chiama sentimento del contrario e che distingue lo scrittore umorista dal comico, è l’atteggiamento nei confronti della realtà considerata: nel comico manca di fatto la riflessione, per cui la risata provocata dal cosiddetto avvertimento del contrario, è genuina, impulsiva, spontanea. Nell’umorismo, il riso può diventare amaro, poiché interviene la riflessione che porta a prendere coscienza del dramma della condizione umana, cui si partecipa quasi con commozione.

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