Vivacemente insieme

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mercoledì 1 aprile 2015

L'iperprotezionismo dei genitori verso i figli

Siamo abituati a considerare l’amore come una cosa sempre e comunque positiva, ma anche l'amore può avere i suoi eccessi e diventare controproducente e malato. 
Bisogna quindi essere attenti ai rischi di un’affettività invadente e senza regole che travolge i bambini anziché aiutarli a crescere. Genitori iperprotettivi nuocciono tanto quanto genitori assenti o indifferenti.
Nella nostra attuale società il pericolo dell’iperprotezionismo tende a essere sottovalutato . Mentre siamo tutti d’accordo che genitori maltrattanti e abusanti danneggiano il bambino, è più difficile far accettare il concetto che il bambino possa essere indebolito da troppe attenzioni e protezione. L’iperprotezione non solo non viene descritta come pericolosa, ma è spesso giustificata e confusa con l’amorevolezza.


In realtà questo atteggiamento genitoriale non permette ai figli di sviluppare l'autonomia di cui avranno bisogno per affrontare le difficoltà della vita.
L’ansia del genitore rispetto alle possibilità che al figlio possa accadere qualcosa di negativo viene trasmessa al bambino che svilupperà la convinzione che l’ambiente circostante sia continua fonte di pericoli generando così forme diverse d'insicurezza.
Il desiderio dei genitori di proteggere i bambini da ogni frustrazione induce gli stessi a sostituirsi ai figli nell’affrontare i problemi. 
Essi si impegneranno per evitare loro difficoltà e insuccessi generando quindi dipendenza dagli altri, sfiducia nelle proprie capacità e scarsa autostima. 
Il genitore iperprotettivo non pone mai obiettivi difficili ed esigenti, non permette al bambino di cimentarsi con le proprie capacità, anticipa la soddisfazione dei desideri e quindi falsa la realtà fornendo un percorso educativo privo di ostacoli.
I problemi legati all’iperprotezione e alla limitazione dell’autonomia si evidenziano quando i figli, inevitabilmente, iniziano ad allontanarsi dalla famiglia per esempio con l’ingresso nella scuola: la mancata preparazione ad affrontare l’adattamento alle regole, il confronto con i coetanei, la rinuncia ai privilegi e l’adattamento all’alterno gioco gratificazione/frustrazione determina facili sconfitte che porteranno a provare sfiducia in se stessi, ancora di più nell’adolescenza quando il distacco dalla famiglia diventa più necessario. 
Nel confronto con gli altri emergono tutte le insicurezze, i timori e l’incapacità di adeguarsi alla realtà. Il ragazzo cercherà situazioni sicure, corrispondenti alle sue precedenti esperienze e manifesterà il timore del nuovo. È quindi estremamente importante cercare nel percorso educativo un equilibrio nella giusta protezione, per formare un individuo autonomo e in grado di affrontare la vita.

Loretta Zanconato, insegnante

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