venerdì 23 febbraio 2018

Il disegno narrativo condiviso

La tecnica del Disegno Narrativo Condiviso è stata elaborata dallo psicologo e psicoterapeuta Gianluigi Passaro in diversi anni di studio, ricerca e sperimentazione sul campo.
La novità sta nel fatto che bambino e psicoterapeuta lavorano fianco a fianco senza barriere, in maniera ludica e spontanea, e questo permette al bambino di aprirsi maggiormente raccontando anche tracce non ancora elaborate.

Raccontare in terapia significa richiamare una traccia non ancora compresa a livello emotivo e investirla di carico emozionale, affinché possa divenire un ricordo occupando la giusta posizione in mezzo a tutti gli altri ricordi. 
La psicoterapia consente di raccontare la propria storia investendola di nuovi significati in modo per offrire equilibrio e armonia.

La tecnica si concretizza nella realizzazione delle cosiddette Puntastorie. Partendo da punti impressi su un grande foglio di carta bianca, si disegnano linee e poi figure geometriche semplici fino ad arrivare a illustrazioni e narrazioni che racchiudono il vissuto del del bambino.

Il Disegno Narrativo Condiviso rappresenta dunque un lavoro creato a quattro  mani da paziente e terapeuta, che si arricchisce man mano di contenuti simbolici, fino a diventare una vera storia.

Il DNC in virtù del suo essere simbolico diviene, in ogni sua componente, fonte di informazione: le posizioni sul foglio, il tratto, la scelta dei soggetti disegnati, l’uso dei colori, tutto è rappresentativo e contribuisce a delineare il  profilo del piccolo paziente.
Gli scopi nell’utilizzare questa tecnica sono molto vasti: esplorare il livello grafico del bambino, le capacità intuitive e di soluzione delle difficoltà le competenze narrative e logiche, l’emotività e le paure. Il racconto creato diventa una storia personale, con emozioni, speranze, angosce, tutto ciò che ci rende espansivi o che porta a rinchiudersi. 
La Puntastoria permette al piccolo di avvicinare questi aspetti, di dare loro voce, di riconsiderarli ed elaborarli. Inoltre, offre dettagli importanti sul paziente in un determinato momento per poter valutare un efficace percorso terapeutico. Una buona storia include già al suo interno la via del cambiamento e la terapia è lo spazio narrativo in cui questa storia può prendere forma. Mentre i fatti rimangono i medesimi, ma è il narratore che cambia e riesce a trovare, nella storia, una nuova via per superare le criticità.

Per saperne di più consulta il sito dell'autore Gianluigi Passaro

oppure acquista il suo libro 

La mente narrativa

Mediante la nostra mente e le sue capacità narrative costruiamo e ricostruiamo il nostro passato e il nostro presente. Anche il nostro domani. La memoria e l'immaginazione si fondono in questo processo.
La mente è fondata sulla sua stessa attività narrativa.
La narrazione è imprescindibile per l’organizzazione del pensiero e per attribuire significati all’esperienza umana.

Il nostro dialogo interiore implica una continua narrazione necessaria per organizzare i nostri pensieri, per costruire la nostra personalità e per attribuire significato al mondo che ci circonda. Questi processi avvengono mentre elaboriamo emozioni e sentimenti.

La narrazione e l'autoriflessività sono fondamentali per i processi cognitivi.
Chi nasce con problemi uditivi e non diviene padrone di un linguaggio, non riesce a sviluppare una mente narrativa e se non viene supportato opportunamente presenterà un ritardo cognitivo.

lunedì 19 febbraio 2018

La vitamina D nei bambini

L'utilità della febbre

Illustrazione di Pucci Violi
La febbre è un innalzamento della temperatura corporea sopra i livelli normali, intesi orientativamente da 36,1° a 37,1°C, a seconda del sistema di misurazione (temperatura ascellare, rettale, orale).
Questa variazione fisiologica è di origine endogena e può comparire in numerose affezioni di differente natura e gravità; spesso è la prima manifestazione rilevabile di una malattia.
Diversi agenti eziologici causano l’attivazione dei macrofagi, scatenando nell’organismo umano un processo infiammatorio, che induce l’ipotalamo a programmare i meccanismi di produzione e di inibizione di dispersione di calore.

La febbre, in sé, non è una malattia, ma un meccanismo di difesa, comune a tutti gli uomini e agli animali superiori: serve a potenziare la risposta immunitaria e a rallentare la replicazione di batteri e virus. In un ambiente intorno ai 38,5°C, questi microrganismi hanno scarsa probabilità di sopravvivenza e le sostanze tossiche, che essi producono, vengono espulse dal corpo più velocemente.

sabato 17 febbraio 2018

Carte da ritagliare per giocare con creatività

Aggiungo alle 20 carte precedenti altre 10 carte per poter ampliare la scelta e offrire nuovi spunti per inventare storie sempre più originali e per migliorare il gioco delle categorie.