sabato 10 novembre 2018

Ninna nanna della nonna

Ecco una dolcissima ninna nanna, che le nonne potranno canticchiare ai bambini per farli addormentare.
Il testo è di Laura Solaini. L'illustrazione è di Pucci Violi.

venerdì 9 novembre 2018

Emozioni: la solitudine nei bambini

Questa è la storia di una bambina triste...
Un altro racconto per lavorare sulle emozioni, per comprenderle e per superare le difficoltà.

venerdì 26 ottobre 2018

Zucche decorate per Halloween

Ecco alcune idee alle quali potrete ispirarvi per decorare le zucche insieme ai bambini, in occasione della festa di Halloween.

Festa di Halloween

Prova a re-inventare una zucca in maniera originale. È possibile ottenere animali, teiere, draghi e tanto altro ancora, ma ricorda che il primo ingrediente è la fantasia! Qui trovi qualche spunto...

lunedì 22 ottobre 2018

Iperconnessione e perdita della memoria

Il fatto di essere costantemente iperconnessi, porta a un sovraccarico di informazioni che danneggia la memoria.
Questo è quanto sostiene il neuropsicologo Francis Eustache, uno dei più grandi studiosi dei processi di memorizzazione.
Una grave conseguenza dell’utilizzo esacerbato dei cellulari è data dalla quantità di informazioni che immagazziniamo, ma che generano un sovraccarico cognitivo: lo sforzo mentale che il cervello deve affrontare è direttamente proporzionale alla quantità dei dati in ingresso.

Troppi dati che vengono consultati e immagazzinati, in aggiunta alle sollecitazioni che avvengono in simultanea tra loro, aumentano la pressione psicologica e conseguentemente anche lo stress.
Più stress, più perdita di concentrazione, più stanchezza mentale fino ad arrivare al rischio di depressione.
Secondo Francis Eustache, lo stress permanente potrebbe portare a una perdita della capacità mnemonica. La cosiddetta ‘rete di default’, che è fondamentale per mantenere un alto grado di memoria, funziona solo quando il cervello è a riposo. Dobbiamo dunque evitare grosse sollecitazioni al cervello per far sì che lo stato della nostra memoria e le nostre capacità di memorizzare siano sempre ottimali.

Pare davvero difficile restare concentrati su una attività se, come dimostra uno studio del 2012, ogni 75 secondi avviene un’interruzione data dall’uso del cellulare. Un altro studio dimostra che, sul luogo di lavoro, ci si ferma ogni 6 minuti per controllare la posta o i messaggi sullo smartphone.

Inoltre, tutti coloro che credono di essere ‘multi-tasking’ – cioè si sentono in grado di gestire più cose nello stesso momento – resteranno perplessi di fronte ai risultati di una ricerca svolta dal neuroscienziato Aurelie Bidet-Caulet. 
“Nel fare due cose in contemporanea, si riesce a farle entrambe piuttosto male, soprattutto quando si tratta di attività che si svolgono a breve distanza l’una dall’altra sul piano della rete neurale”. Per esempio, quando si è in riunione e si scrive un SMS mentre si cerca di prestare ascolto, non si fa bene nessuna delle due cose. Quindi meglio farne una sola.

Analfabetismo funzionale. Che cosa è?

Oggi la tecnologia sta riformattando il nostro cervello. Leggere testi scritti sul PC, tablet e smartphone, sono esperienze molto diverse rispetto alla tradizionale lettura su carta stampata.
Lo smartphone è una trappola evolutiva. Non solo il modo di usarlo mette in atto diverse funzionalità del nostro cervello a grosso discapito di altre. A parte questo, che rappresenterebbe già un danno, la sola presenza dello smartphone induce uno stato di allerta anche quando esso è spento ma è soltanto vicino a noi.
Questo è stato provato da esperimenti che segnalano lo stato emotivo ansiogeno, di continua attesa/aspettativa nell'arrivo di una eventuale notifica che ci segnali l'arrivo un messaggio o altro.
Ogni volta che ci giunge una notifica, dobbiamo ri-orientare la nostra attenzione che viene depistata rispetto all'attività che stavamo svolgendo prima.
La nostra percezione del mondo risulta viziata da questo strumento supertecnologico.
Le capacità di leggere e scrivere nei giovani sono crollate con l'avvento dello smartphone.
Inoltre è subentrato l'analfabetismo funzionale che si ha quando una persona sa leggere, ma non è in grado di comprendere appieno un testo.

La plasticità del cervello spiegata da Michael Merzenich

Lo scienziato Michael Merzenich (1942 Oregon, Stati Uniti) ha dedicato la sua vita allo studio del cervello umano, contribuendo in modo sostanziale a importanti scoperte sulla neuroplasticità.
Secondo il noto professor Merzenich (neuroscienziato all'Università di San Francisco), quando il bambino nasce le sue abilità cognitive e percettive sono poco sviluppate anche se nel grembo materno hanno iniziato a svilupparsi.
In neonato tuttavia risponde in modo limitato agli stimoli del mondo che lo circonda. Passeranno alcuni mesi prima che riesca ad afferrare un oggetto e man mano acquisirà una lunga serie di competenze, fino a imparare a rotolarsi, a gattonare, ad alzarsi e camminare. Il suo cervello imparerà a catalogare una serie di oggetti e strumenti associandoli a relative azioni che si possono fare con essi, costruendo migliaia di relazioni in diversi modi.
Il cervello è una macchina pensante che controlla il suo stesso sviluppo.
Col passare del tempo il bambino, più osserva, più sperimenta, più si allena, più acquisirà la capacità di controllare movimento simultanei generando sequenze complesse come quelle per praticare giochi sportivi.

domenica 21 ottobre 2018

Koko e la sua passione per i gatti


Koko, all'età di circa 17 anni, attraverso il linguaggio dei segni, espresse il desiderio di un figlio, un piccolo di gorilla. Così le venne praticata l'inseminazione artificiale, ma nonostante le cure non riuscì a concepire.

Così, i ricercatori le regalarono un animale di pezza, ma Koko non non considerò e non ci volle mai giocare. Poi, per il suo compleanno le venne consegnata una cucciolata di gattini e lei ne scelse uno grigio e bianco.
Si affezionò tantissimo a lui, lo adorava come un bambino. Il gattino, invece, la trattava come un gatto fa con un umano.

Koko scelse come nome per il suo cucciolo All Ball (Tutta Palla) forse perché adorava le rime.
All'età di un anno, purtroppo All Ball si allontanò dallo zoo, fu investito e morì.
Quando venne spiegato a Koko che All Ball era morto, lei dapprima non disse nulla, ma poco dopo iniziò a piangere e rimase triste per molto tempo, senza che nulla potesse consolarla. 
In seguito le venne regalato un altro gattino.

Koko, gorilla che parlava con gli umani

Koko insieme a Francine Patterson
Koko era una femmina di gorilla. Nacque il 4 luglio 1971 nello zoo di San Francisco e morì all'età di 47 anni (giugno 2018), durante il sonno.

Ancora molto piccola, era stata allontanata dalla mamma perché era malata e doveva affrontare delle cure particolari.

Nel corso della vita, a partire dall'età di un anno le è stato insegnato il linguaggio dei segni; nel corso della sua esistenza è stata in grado di comprendere e utilizzare più di mille segni.
Questa forma di comunicazione le è stata insegnata dalla psicologa Francine Patterson, che è rimasta la sua insegnante per tutta la sua vita. 
Koko era in grado di comprendere l'inglese ma poteva rispondere solo con il linguaggio dei segni, perché gli animali non hanno un apparato di fonazione che consenta loro di parlare come noi umani.

Anche gli animali provano emozioni e sentimenti