Vivacemente insieme

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giovedì 13 novembre 2014

Separazione e Individuazione, un percorso verso l'autonomia


Illustrazione di Maria Mantovani
Passaggi fondamentali nel percorso verso l'autonomia

Cambia la società, ma il bisogno di amore e soprattutto di chiarezza educativa verso i nostri bambini resta imprescindibile da qualsiasi evoluzione sociale.
È vero, sono mutati molti stili di vita e di conseguenza anche alcune modalità per affrontare i problemi pratici, quotidiani. Sono cambiati anche gli stili percettivi dei nostri bambini. Bimbi sempre più competenti e in competizione.
Ritengo tuttavia che non siano cambiati alcuni bisogni di fondo degli individui e soprattutto quelli dei fanciulli.
Bambini che per potersi sviluppare come figure adulte hanno necessariamente bisogno di costruirsi un’identità, qualche elemento di certezza e soprattutto una solida fiducia di base.
Nell’ambito della mia esperienza professionale ho avuto modo di assistere all’evolversi di alcune trasformazioni avvenute in ambito educativo sia nei contesti scolastici, sia nelle famiglie.
L’entrata nella scuola dell’infanzia segna sicuramente per molti bambini un importante passo verso l’autonomia e l’instaurarsi di una vita sociale più allargata.

Da un rapporto di tipo quasi esclusivo, più protettivo, ma anche più riduttivo a livello di interazione sociale come è quello della famiglia, i bambini si trovano a dover interagire, a misurarsi in un ambiente più articolato, quello di un mondo condiviso e convissuto con gli altri.
Lo sforzo costante che li impegna diviene quello di convogliare le proprie energie in un progetto esistenziale rivolto all’appropriazione di un sempre più alto livello di controllo della realtà interna ed esterna, che si traduce nella necessità di diventare adulto.
Al loro primo inserimento a scuola, si ritrovano a fare i conti con il distacco dalle figure di riferimento (in genere mamma e papà).
Nessuna separazione è indolore e per crescere bisogna necessariamente separarsi. Ma per i bambini si tratta di qualcosa di più, significa anche dover sperimentare in prima persona se ci si può fidare ad allontanarsi dalle figure di riferimento affettivo, senza rischiare eventualmente l’ abbandono.
Offrire esperienze per crescere, significa rispettare le reciproche personalità.
L’educatore che si comporta in modo aperto e chiaro, mostra i propri confini e concretizza tramite le sue azioni il significato delle sue parole.
Chiarezza e schiettezza implicano le difese delle proprie posizioni, l‘assunzione di responsabilità, la riflessione sulle conseguenze.
I limiti, come sostiene Bion, danno forza allo spazio, al tempo, infondono sicurezza e senso di fiducia, costituiscono un sistema di riferimento in cui orientarsi, ma fungono anche da stimolo, contenitore,tracciano demarcazioni, fondamentali per differenziarsi .
Purtroppo, ancora oggi, nonostante la diffusa letteratura sull’infanzia, i consulti con esperti, si assiste a un certo lassismo che porta  spesso gli adulti a concedere e tollerare tanto così a lungo fino al punto di perdere pazienza e capacità di controllo con i fanciulli.
Accogliere i bambini, ascoltarli non significa affatto cedere a ogni loro umore o pretesa.
L’eccessiva indulgenza, sembra spesso dovuta alla diffusa e crescente insicurezza riguardo a valori e norme vincolanti da trasmettere.
Ancora diffusa al momento del primo inserimento del bambino alla scuola dell’infanzia è la tendenza degli adulti a risolvere spesso la crisi del distacco “dileguandosi nel nulla”.
Alcuni adulti propongono agli insegnanti metodi sbrigativi del tipo: “Vado via mentre sta giocando, così è distratto e non se ne rende conto!”
Molti pazienti, ricordano nell’ambito del percorso psicoterapeutico da adulti, esperienze simili, considerandole come dei veri e propri tradimenti subiti a suo tempo da parte dei genitori.
Una paziente mi riportò in una seduta l’angoscia che provò quando la mamma la lasciò dalla nonna allontanandosi senza averla prima salutata. “Ero bambina avevo raccolto dei fiori per lei nel giardino della nonna ma quando rientrai non la trovai più, ricordo che scoppiai in lacrime” commenta.
Questi atteggiamenti non permettono al bambino di sperimentare la fiducia verso l’ambiente di vita, ma creano in lui solo smarrimento, che lo conduce nel momento in cui ricompare il genitore a temerne un successivo abbandono. Ecco che allora compaiono atteggiamenti di disperazione dove assistiamo a veri e propri bisogni di aderire anche fisicamente al genitore, con l’impossibilità quindi di permettere al bambino di costruire lo spazio e la distanza necessarie per l’elaborazione di un pensiero rassicurante dove poter custodire l’adulto.
La fermezza non ha nulla a che fare con rimproveri o pseudo-minacce (per esempio: se non la smetti di piangere non torno più a prenderti). Implica semmai chiarezza, decisione, un atteggiamento e una voce capaci di comunicare calma interiore, rispetto reciproco, accoglienza.
Purtroppo, a volte, sembrano proprio gli adulti i primi ad avere difficoltà a separarsi, a lasciare andare il bambino, trasmettendo con il loro atteggiamento titubante, ansia e insicurezza.
Chi vuole indirizzare qualcuno verso l’autonomia e l’autosufficienza, deve essere a sua volta autonomo e autosufficiente.
Chi può accettare solo vicinanza è incapace di recidere il cordone ombelicale per definire con chiarezza i contorni della propria e dell’altrui identità.


Ancora oggi, spesso, simbiosi ed eccessiva premura vengono scambiati per amore e capacità di empatia.
Winnicott, sottolinea, che mentre l’amore e l’accettazione dell’ altro conoscono la vicinanza ma anche la distanza, l’amore simbiotico opprime i bambini e li rende dipendenti.
Molte volte, il mondo adulto, esprime loro, se pur inconsciamente, sentimenti di sensi di colpa e si rattrista nel lasciarli andare...
“E lasciarli andare richiede una certa forza, proprio come la richiede non sentirsi offesi o abbandonati!”


Dr.ssa Rita Caggegi
Psicologa-Psicoterapeuta
Twitter: @RitaCaggegi
www.psicoanalisibioenergetica.com


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