lunedì 5 gennaio 2015

Laboratorio artistico Pittura ed emozione, Segno e gesto

Edward Munch, L'urlo, 1893
Questo laboratorio completa e arricchisce un altro laboratorio di questo blog, dal titolo Arte e colore. È rivolto alle classi terza, quarta e quinta della scuola primaria.
Organizzare un laboratorio in grado di legare la pittura alle emozioni significa offrire ai bambini un’occasione per cimentarsi nella realizzazione di opere artistiche realizzate sotto la spinta delle proprie sensazioni, imparando altresì a comprendere e a decifrare i propri stati d'animo.

Si ritiene utile e importante iniziare col presentare brevemente ai bambini gli artisti definiti “simbolisti”, spiegando in maniera semplice i loro intendimenti (sono espressi nelle righe successive) e mostrando alcune opere come per esempio quella qui a fianco.

I simbolisti si proponevano di scandagliare l'interiorità umana, al confine tra realtà e sogno, per lasciar emergere le emozioni più profonde da trasporre nelle loro opere artistiche.
Segni, colori e simboli che esprimono stati d’animo, emozioni che diventano elementi fondamentali dell’opera.
Un opera molto significativa è L'Urlo di Edvard Munch (1863 – Oslo 1944), pittore norvegese. 
Munch è un simbolista, precursore dell'arte espressionista.

Il Simbolismo è una corrente artistica che iniziò ad affermarsi in Francia a partire dal 1885 circa, come reazione al Realismo e all'Impressionismo. 
Il termine Simbolista venne da critici e dagli artisti stessi che volevano distinguersi dagli Impressionisti, non solo nello stile pittorico, ma nel contenuto e nei temi delle loro opere.

Pittori simbolisti importanti sono Gustav Klimt e Giuseppe Pelizza da Volpedo.
Uno dei temi preferiti dai simbolisti è la donna che, idealizzata nel suo ruolo di madre, personifica il mistero della vita, della vecchiaia, dell'amore e della morte.
Le opere di questi pittori cambiarono il corso della pittura nazionale, facendola entrare nella modernità.

Giunti nell'epoca della modernità, un autore le cui opere sono decisamente interessanti e si prestano per lavorare con i bambini è Giuseppe Capogrossi.
Il suo segno è molto particolare, stilizzato, sintetico, e soprattutto piace ai ragazzi in quanto è facilmente riproducibile e foriero di ispirazioni artistiche.

Esponente della Scuola romana, Capogrossi ha rappresentato una figura di notevole rilievo nel panorama dell'informale italiano insieme a Lucio Fontana.
Nel 1949 passò alla pittura astratta alla quale si dedicò per il resto della vita. Eseguì la serie delle "Superfici" che diventò molto celebre; si tratta di una tessitura grafica variabile, con segni costanti di elementare semplicità detti forchettoni. Questi forchettoni, a seconda delle opere, possono essere filiformi, densi o macrosegni. 
Si tratta di: "Segni elementari belli come graffiti rupestri" disse Maria Vittoria Marini Clarelli in occasione di una conferenza presso la Galleria d'Arte Moderna (GAM), dove tuttora sono esposte le sue opere. Si rivela utile e interessante organizzare un'uscita didattica di approfondimento presso la GAM per chi risiede in Piemonte, oppure presso altre gallerie del proprio territorio.

Parlando di arte moderna, non si può non parlare di segno e gesto. Tra loro la relazione è strettissima, essendo uno figlio dell'altro.
Matilde Domestico

"Vi è qualcosa nella pittura moderna importante quanto la tela, il tubetto di colore, la spatola, il pennello... ed è il gesto, l'atto materiale ed anatomico con il quale l'artista attraversa la tela: ampio o contratto, nervoso, solenne, lento o istantaneo, il gesto, l'azione, fa passare in secondo piano la rappresentazione e cristallizza, divenendo segno, la partecipazione empatica dell'artista a quell'opera, sentimento irripetibile come è irripetibile l'emozione del momento.

È evidente la differenza esecutiva del pittore che realizza la sua opera a tavolino, con l'avambraccio appoggiato al ripiano, o a cavalletto, con il braccio libero di muoversi entro un limitato raggio spaziale, o secondo una tecnica gestuale che coinvolge tutto il corpo e presuppone un'attività motoria assai complessa, basti pensare a Pollock in azione attorno ad uno dei suoi quadri all over : con lui il gesto entra di prepotenza tra i codici visivi dell'arte moderna". 
Vilma Torselli

Il gesto, espressione di uno stato d'animo,  definisce il segno che diviene esplosione di una carica interiore e di una energia che non segue un progetto predeterminato, ma asseconda quasi automaticamente un impulso del profondo, raccontando un'emozione nel momento stesso in cui si forma: il gesto assume così anche un valore simbolico e diviene mezzo liberatorio.

È interessante guidare i ragazzi affinché  attraverso i loro gesti ampi, e non costretti da piccoli spazi e dal timore di sporcarsi, possano scaturire segni originali, frutto dalle loro fantasie e dai loro stati d'animo.
Durante i laboratori, i segni dei bambini si arricchiscono di sfumature e interpretazioni personali, confermandosi linguaggio basico universale che travalica ogni confine di natura culturale.
Opera di Giuseppe Capogrossi
(Roma 1900 - Roma 1972)



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